Sono Niccolò Gastaldi, provincia di Venezia, Dolo caput mundi.
Passione e lavoro per il vino. Mi diverto e vivo con il vino.

Ora parlerò, scriverò, di vino.

Mi sono avvicinato al vino in maniera canonica per essere un Veneto: preadolescenza, pranzo domenicale, genitori e parenti. Una cosa normale. Poi ci sono cresciuto, a pranzi e a cene, parenti e amici, imparando che non era solo acido, ma nascondeva un sacco di storie. E ne sono rimasto affascinato. Ma ancora era solo l'inizio. Frequentavo l'università e la sera mi nascondevo in un'osteria, Venezia, di quelle vere. Dall'altra parte Giò, che del vino, mi ha fatto innamorare. Rustego, nel significato goldoniano del termine, e avverso alla poesia, mi ha accompagnato alla disillusione. Poi con il vino ho cominciato a lavorarci. Nuovo picco di entusiasmo. Ma il project management ti porta a vedere qualsiasi cosa come un prodotto a un prezzo. Disillusione completata. Ok, almeno impariamo a descrivere bene questo prodotto mi son detto. Sommelier AIS. Ci sta, una grandissima scuola di esperienze con persone straordinarie. Di nuovo la poesia. Ma tecnicamente pragmatica questa volta. Ho iniziato da poco il percorso WSET. Continuo a lavorare nel mondo del vino.

Vedere il vino come poesia e come prodotto, come storie, come territorio, come scienza e come tradizione e infine valore, prezzo, aiuta. Punti di vista.
Ogni punto di vista si somma, come una parola a un vocabolario, la trasforma in lingua. O viceversa la lingua, parlata nelle strade, o nel nostro caso tra i filari di una vigna, sovrappone le parole fino a farle diventare formali, in un vocabolario.
Certo è che ogni apporto, ogni parola, con chi del mestiere e con chi invece sta dall'altra parte del bancone a bersi semplicemente un bicchiere, serve a parlare del vino, a vedere il vino, in maniera sempre diversa.

È, che di tanto in tanto, mi vien voglia di parlar di vino. Come ne parlerei con un amico. Perché il vino è figo, non è sacro. Il vino è di tutti.